Quanto può guadagnare una concessionaria usando la realtà aumentata nelle vendite

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Quando la tecnologia smette di essere un costo e diventa margine

Nel settore automotive ogni investimento viene valutato con una logica molto semplice: quanto ritorna e in quanto tempo. Non conta quanto è innovativo, ma quanto impatta sul conto economico.La realtà aumentata applicata alla vendita non fa eccezione. La differenza è che, a differenza di molti strumenti di marketing, qui l’impatto è diretto su tre leve chiave: vendite, tempi e stock.

Ogni trattativa richiede la presenza fisica del cliente, il tempo dedicato del venditore e la disponibilità del veicolo. Questo crea un collo di bottiglia che impatta direttamente sulla capacità di vendere di una concessionaria. Non è un problema di traffico o di lead, è un problema di efficienza commerciale.



Nel settore automotive ogni investimento viene valutato con una logica molto semplice: quanto ritorna e in quanto tempo. Non conta quanto è innovativo, ma quanto impatta sul conto economico.La realtà aumentata applicata alla vendita non fa eccezione. La differenza è che, a differenza di molti strumenti di marketing, qui l’impatto è diretto su tre leve chiave: vendite, tempi e stock.

 

 

Prendiamo un caso concreto. Una concessionaria con circa cinquanta veicoli in stock e una media di quindici vendite al mese rappresenta una situazione abbastanza tipica nel mercato. In uno scenario tradizionale, la crescita è limitata da fattori strutturali: tempo dei venditori, numero di appuntamenti gestibili e capacità dello showroom di supportare le trattative.

 

 

Quando si introduce un modello di vendita immersivo, questo equilibrio cambia. Una presentazione più efficace e coinvolgente porta a un aumento del tasso di conversione. Non si tratta di teoria, ma di un effetto diretto della migliore comprensione del prodotto da parte del cliente.

 

 

Le analisi mostrano un incremento tra il 25% e il 30% delle vendite.  Nel caso considerato, questo significa passare da quindici a circa diciannove o venti auto vendute al mese. In termini concreti, si tratta di circa quattro o cinque veicoli aggiuntivi. Se consideriamo un margine medio di 1.500 euro per veicolo, il risultato è immediato: circa 6.750 euro di margine aggiuntivo ogni mese

 

 

Il secondo effetto, spesso sottovalutato, riguarda i costi legati allo stock. Ogni auto ferma genera spese continue, tra spazio occupato, gestione e manutenzione. Riducendo lo stock invenduto fino al 40%, si ottiene un risparmio concreto e immediato. Nel caso analizzato, questo si traduce in circa 1.600 euro al mese di costi evitati.  Ma c’è un elemento ancora più rilevante.

 

 

Ogni giorno in cui un’auto resta in piazzale perde valore. Questo è uno dei fattori più critici nel retail automotive, ma anche uno dei meno controllati. Accelerando il ciclo di vendita, si riduce in modo significativo il deprezzamento. Le stime indicano un risparmio medio di circa 2.250 euro al mese.  Questo non è un beneficio “potenziale”. È margine che smette di essere perso.

 

 

Quando si mettono insieme questi tre elementi, il quadro diventa molto chiaro. Da una parte abbiamo l’aumento dei ricavi, dall’altra la riduzione dei costi. Il beneficio complessivo mensile arriva a circa 10.100 euro.  A fronte di un costo della piattaforma di circa 500 euro al mese, il rapporto è evidente.  Non siamo di fronte a un miglioramento marginale, ma a un cambiamento strutturale della redditività.

 

 

La domanda più importante per qualsiasi imprenditore resta una: quanto tempo serve per rientrare dell’investimento. In questo caso la risposta è sorprendente. Il tempo di recupero è di circa 2,3 mesi, mentre il ritorno complessivo su 36 mesi supera il 1500%

Questo significa che, dopo i primi mesi, la piattaforma smette di essere un costo e diventa una fonte stabile di margine aggiuntivo.

 

 

I dati sono già sufficienti per giustificare l’investimento, ma non raccontano tutto. C’è un effetto meno immediato, ma ancora più strategico. Le concessionarie che adottano questo modello migliorano la qualità della relazione con il cliente, aumentano la percezione di innovazione e costruiscono un’esperienza di acquisto più efficace. Questo si traduce in più fiducia, più conversioni e più passaparola. Ed è qui che si crea il vero vantaggio competitivo.

 

 

A questo punto il tema non è più capire se il modello funziona. I numeri lo dimostrano in modo chiaro. La vera differenza la fa il timing. Chi introduce oggi questi strumenti guadagna un vantaggio che domani sarà difficile recuperare. Nel retail automotive, come in molti altri settori, l’innovazione non premia chi arriva primo in assoluto, ma chi arriva prima degli altri concorrenti diretti.

 

 

Finora abbiamo visto il problema, la soluzione e i numeri. Nell’ultimo passaggio andiamo oltre. Parleremo di esperienza cliente, percezione del brand e futuro della vendita automotive, per capire perché questo cambiamento non è solo operativo, ma strategico.

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INFORMAZIONI VEICOLO

ID VEICOLO: H2-N40
TELAIO: 568IN3M930495612
MARCA: McLaren
MODELLO: P1 GTR
TARGA: H2-N40
VERSIONE: Track Pack
IVA: 22%
TIPO VEICOLO: Supercar Edition
KW MOTORE: 736 kW

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FAQ

NEAR-Y TECHNOLOGY

Sì, ma soprattutto aiutano a vendere più velocemente. Strumenti come visite remote, showroom digitali e realtà aumentata permettono ai clienti di esplorare i veicoli prima di recarsi fisicamente in concessionaria. Questo significa arrivare all’appuntamento con un cliente già più informato e interessato, aumentando le probabilità di chiusura della trattativa.

No. Nel retail automotive il rapporto umano rimane centrale. La tecnologia non sostituisce il venditore, ma aumenta la sua capacità di gestire più trattative contemporaneamente e di dedicare tempo ai clienti realmente interessati all’acquisto

Il beneficio principale è la riduzione del tempo di permanenza delle auto in stock. Vendere anche solo qualche settimana prima può fare una grande differenza economica, perché riduce il deprezzamento del veicolo e migliora la rotazione del magazzino.